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 Messaggio alla terza età ….

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Sven Hassel

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MessaggioTitolo: Messaggio alla terza età ….    Gio 12 Gen 2017 - 20:42

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Messaggio alla terza età ….

… sarebbe l’epoca in cui si perde il rapporto con una parte del proprio passato per un presente che diventa complicato da capire …

Il messaggio arriva da un “realista” per definizione = realistico, realista, concreto, pratico, effettivo, fattibile, empirico lontano da certi astrattismi, utopistico e tanto meno teorico. Che considera la pratica teorica una disposizione mentale esecrabile sull’azione pura.

… il messaggio parte da un pulpito di un settantaquattrenne per rivolgersi alle fasce che lo possono intendere e recepire come un periodo esistenziale in cui vivere, lo si deve in esclusiva a quanto si è seminato coscienziosamente nel personale orticello preservato a discapito di scelte inevitabili fatte verso persone care diventate estranee in principi non condivisi …

Capita nella vita di imbroccare convivenze a due da consumare il gioia per doverle abbandonare senza perdere l’occasione propizia (molti se ne addolorano) però senza il distacco netto una mano resterebbe impegnata costringendo l’altra nel fare tutto da sola. Abbiamo due mani e si devono usare entrambi.

… come si arriva alla terza età direi che premia il buon senso e la prudenza di mantenere il corpo assegnato in ottime condizioni, senza precipitare in eccessi deleteri, viziati dall’identificazione comune in cui l’assimilazione scontata porta danni irreparabili. Persino l’essere passivi, sedentari, riservati e schivi, inibisce inesorabilmente lo spirito represso. Quest’ultima voce, i più l’hanno ignorato diventando dei “materialisti”. La nostra età dovrebbe essere vissuta guardando in una sola direzione AVANTI, signori, solo avanti significa senza nessun fardello trascinato, rimorsi, angosce, paturnie ossessive. Per vivere in serenità o si diventa realisti, oppure degli indifferenti …

Sono contrario all’indifferenza e per natura curioso, indagatore, discreto ma non sciocco, affermo che l’uso dell’indifferenza penalizza chi la sostiene come virtù. Chi non si interessa dei fatti altrui non lo fa nemmeno per i suoi. Ovvero, evitando l’osservazione sul prossimo, tra l’altro gratuita, decide per se stesso unicamente attingendo dal suo bagaglio d’esperienza. Vale a dire, sa risolvere i problemi in un solo modo, l’unico che non ha funzionato.

… a vent’anni non percepivo il tempo, sapevo solo assumere delle responsabilità, a volte oltre il necessario. Sbagliando in continuazione. A trent’anni evitai di dare retta a un bilancio insoddisfacente, e di ammettere che tre decenni non sono nulla e abbastanza per segnare l’esistenza di un uomo. I quaranta ti mandano avvisi acuti, messaggi in codice, il bilancio della tua vita impone l’urgenza risvolti e cambiamenti inderogabili, treni da prendere il corsa direbbe lo Sven. Esatto, perché il conseguimento dei quarant’anni segna gli spazi in cui, quanto hai dentro è tutto quello che devi usare in futuro. Sarai quello che sei stato e nient’altro …

Un realista, queste sfaccettature le comprende meglio di chiunque, ha analizzato e non trascurato eventi trascorsi superando problemi che ha saputo evitare sui suoi passi. Senza la soluzione il problema rimane in sospensione e si presenta simile, ma non uguale per ingannare. E’ la vita che pone problemi, fallendo ogni volta non trovi la soluzione. La vita siamo noi stessi e darsi degli sfigati, o fortunati, aggettivi e parole vuote di contenuti in cui credere migliorano e peggiorano, a nostra insaputa, lo stanco procedere verso la vana speranza di un cambiamento. Non si cambia dopo avere deciso d’essere come si è diventati.

… il tempo passa e a differenza di chi cavalcano i cinquanta tirando il proprio carro personale si accontentano o no, d’esistere un periodo che meriterebbe una maggiore attenzione nel senso che sentirsi magari arrivati, significa: essere fermi! Già, il famoso arrivato, che sia di successo o per metà il fallito rassegnato, da dove ha scelto la posizione non la cambia. Ne parlo con un vantaggio, perché da quella età ci sono passato e la capisco meglio di illusi presuntuosi che sono convinti esattamente d’essere quanto di scadente rappresentano, e affermato da un realista offende, i “certi”, di trovarsi in disaccordo. A cinquant’anni non c’è molto dissimile dall’età dei vent’anni, soltanto più errori da contare sulle dita e la presunzione di fingere il contrario, perché il tempo li ha portati con se. Sbagliato! Dentro si sono conservati intatti, incancellabili, cari cinquantenni speranzosi e poiché gli ultimi treni in corsa, qualcuno di questi preso senza giudizio ha peggiorato il viaggio, il fardello da portare è ahimè fastidioso …

I sessant’anni sono interessanti, incominci a scoprire che si vive senza correre e ti accontenti di dove sei arrivato. Certo secondo i casi dove ti sei saputo accettare con tutta sincerità. Se hai finto nella vita i sessanta, si aprono scenari poco raccomandabili, se sei stato un bugiardo hai ingannato prima te stesso e si pagano le conseguenze. Hai somatizzato i fallimenti, negato evidenze che si sono trasformate in dolore, disturbi fisici, instabilità mentale, operazioni, dipendenza da farmaci, ma soprattutto, paura. La sana paura, semplice sistema d’allarme che preserva l’esistenza da danni, è diventata la soglia del terrore nell’età dove, si pensa spesso alla morte. Se preferito, scrivo, dipartita. Anche questa età di passaggio è incomprensibile per i cinquantenni e pensare che sono solo una decina d’anni che separano un modo esistenziale da uno successivo, eppure l’evidenza emerge sulla totale incomprensione fra la terza età e l’imberbe adulto che la precede speranzoso (e qui casca l’asino) perché le speranze a sessant’anni sono diventate da considerazioni a costatazioni. Per un realista, il successo esistenziale, per un sognatore un brusco risveglio, per un mentitore non cambia nulla, continuerà da bugiardo.

… altri dieci anni, dove il tempo accelera sorprendentemente l’esistenza comprimendo l’attenzione non più sui bilanci, su mete prefissate, corse per sentirsi utili, hobby perditempo “attenzione perché il tempo scorre come la fiamma che arde sulla candela” e arrivano i magici settant’anni, perché magici? Chiedetelo a chi nel frattempo ha immaginato l’esistenza una fatalità andandosene anzitempo, cioè parecchio prima del dovuto. Una conseguenza da evitare dove si contempla la vita, si apprezza la distanza raggiunta, si selezionano le conoscenze, aumenta la tolleranza con chi sono più arretrati nel tempo, cioè chi contano meno anni credendosi più svegli e intelligenti, mentre, stanno ignorando il benessere e la pace che ancora devono faticosamente raggiungere, perché si trovano lontani dal livello che possono immaginare, ma non conoscere cosa significa vivere da settant’enne e oltre …

Qual è la morale su questa breve carrellata sulle varie epoche in cui si sono dibattuti sforzi e problemi per trovarsi con un pugno di mosche (leggete pensieri) per non avere capito che da esseri pensanti diventa inutile perdersi in pensieri, dove conta soltanto la pura e semplice azione. Se siete convinti che il pensiero è più veloce dell’azione, sono convinto che la vita non l’avete spesa costruendo il futuro che avete. Vi siete fatti bastare l’unica opportunità di sfruttare neanche in pieno, un’esperienza meravigliosa ammettendo, ma questa parte riguarda sempre chi ha e vanta l’età superiore e poiché un vecchio lo diventa unicamente nello spirito esausto e non contando i suoi anni, non cercate di comprendere quanto ancora non avete raggiunto. Lo sciocco passa la vita ricordando e muore cercando d’essere ricordato. Ogni grande figura umana ha voluto, nel bene e nel male, essere ricordato. Ebbene trovo questi personaggi completamente inetti, insulsi, inutili e sapete la ragione? Hanno lasciato un messaggio negativo ai posteri, i dittatori hanno dato origini alle dittature, i santi alla santità, gli umili all’umiltà, gli sterminatori allo sterminio di massa e allora io voto per la persona più importante sulla specie umana: il perfetto sconosciuto. Una figura anonima al di sopra le altre.

Sono felice per non avere avuto padroni nella mia esistenza. E dei miei errori, la totale responsabilità.

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