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 Dresda Story ..........

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Sven Hassel

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MessaggioTitolo: Dresda Story ..........   Lun 17 Ott 2016 - 9:13

.

.personale.




Dresda, ore 0.55 del 28 luglio 1943. "... Fu l'inizio di un nuovo attacco aereo. Il
fosforo dilagò sull'asfalto. Bombe a benzina alzavano nell'aria fontane di fuoco
alte venti metri. Fosforo già incendiato si riversò sulle rovine come un violento
acquazzone. Sibilava e turbinava come un ciclone. Bombe più grosse e potenti
sollevarono letteralmente in aria intere case.... Le persone uscivano urlanti dalle
rovine. Torce viventi vacillavano e cadevano, si rialzavano e correvano sempre
più in fretta... Alcuni bruciavano con fiamme biancastre, altri avvolti da fiamme
di un rosso acceso. Alcuni si consumavano lentamente in una incandescenza
giallo - blu, altri morivano in modo rapido e pietoso. Ma altri ancora correvano in
circolo, o si agitavano a gambe all'aria, sbattendo la testa avanti e indietro e
contorcendosi come serpi prima di ridursi a piccoli fantocci carbonizzati. Si
muovevano, quindi erano ancora vivi... Il sergente, sempre così calmo, perse per
la prima volta il controllo da quando lo conoscevamo. Proruppe in un acuto
grido: 'Fateli fuori, per Dio, accoppateli'... Sembra brutale. Era brutale. Ma
meglio una morte rapida, data con un colpo di pistola, che una lenta, mostruosa
agonia. Nessuno di loro aveva la minima possibilità di salvezza… "


Questa è un’estrapolazione di un racconto scritto dallo strano scrittore Sven Hassel che ha ascoltato e descritto le atrocità sull’ultimo conflitto mondiale e che ha saputo dare un netto realismo senza nascondersi dietro l’ipocrisia delle realtà innominabili.



…ora ripercorriamo la cronaca di quell’evento che distrusse una città e la vita di 200.000 persone in un oceano di fuoco ardente ………..



Per parlarvi di Dresda e del suo martirio si deve parlare prima di
Amburgo, perché fu in questa città che, per la prima volta si
sviluppò una tecnica distruttiva che prese il nome di Feuersturm , tempesta di
fuoco. Ad Amburgo successe per caso, un caso che fu studiato e analizzato, per
essere poi applicato scientificamente sulla città di Dresda.

Dresda era, in assoluto, la più bella e rinomata città della Germania, e una delle
più belle e romantiche d'Europa. Aveva scorci di grande suggestione, palazzi
barocchi e rococò, piccole case di legno e mattoni fulvi che risalivano al
medioevo gotico, vicoli punteggiati di taverne e birrerie senza tempo. Priva di
industrie primarie, Dresda viveva una vita culturale intensa e cosmopolita.
Apparteneva al mondo, non solo alla Germania, e tanto meno alla Germania
nazista.
La distruzione arrivò su questa città nel febbraio del 45, quando le sorti della
guerra erano ormai segnate. Un uomo che senza dubbio la sapeva lunga,
l'architetto Albert Speer, ministro tedesco degli armamenti e della produzione
bellica, eccezionale organizzatore, grande amico di Hitler, non ebbe timori ad
inviare a quest'ultimo, alla fine di gennaio del 45, un memorandum in cui
prevedeva per la Germania la possibilità di resistere ancora per otto settimane.
Sbagliava solo di un mese.

Si deve perciò cercare di capire perché una città che era considerata un vero
gioiello, che non aveva impianti industriali essenziali per la produzione bellica,
che non rivestiva alcuna importanza sotto l'aspetto strategico, conobbe il più
crudele attacco aereo di tutta la Seconda Guerra mondiale, effettuato oltretutto
quando la sua popolazione, di circa 630.000 abitanti, era raddoppiata per la
grande affluenza di profughi che provenivano dalla Slesia, dalla Pomerania
Orientale e dalla Prussia, incalzati dall'Armata Rossa.

Ma prima di fare ciò, cerchiamo di chiarire in cosa consista il fenomeno fisico, di
spaventosi effetti distruttivi, che passò alla Storia con il nome di "tempesta di
fuoco". Si deve tornare ad Amburgo, la città che ebbe l'indesiderabile onore
di sperimentare per prima questo fenomeno.
Amburgo era un obiettivo militare primario; su questo punto non vi era
discussione. La presenza dei cantieri che producevano quasi la metà dei
sommergibili tedeschi basterebbe già a giustificare questa qualifica; ma
Amburgo possedeva anche molte industrie pesanti, in massima parte collegate
agli armamenti di terra, ed inoltre era anche un nodo vitale di comunicazioni. Il
suo porto era il più attivo di tutta l'Europa continentale.
Il maresciallo dell'aria Sir Arthur Harris, comandante del Bomber Command
della RAF (l'aeronautica britannica) non voleva correre rischi e pianificò una di
quelle operazioni di massa che erano tipiche delle sue teorie militari, peraltro
avvalorate dai risultati di terribili distruzioni già effettuate sulla Ruhr e su
Aquisgrana. In quattro successive incursioni effettuate tra la notte del 24 e
quella del 27 luglio 1943, 2.350 bombardieri inglesi e americani scaricarono
complessivamente su Amburgo più di 9.000 tonnellate di bombe, di cui circa la
metà incendiarie. I morti furono oltre 50.000.
La grande quantità di bombe incendiarie sganciate su un'area relativamente
limitata e ricca di fabbricati addensati e infiammabili e la mancanza di vento
naturale sulla zona, portarono alla formazione di una corrente ascensionale di
aria calda di inaudita potenza e temperatura. L'aria surriscaldata, a temperature
dai 600 fino a 1.000 gradi, saliva verso il cielo e l'aria fredda circostante si
precipitava a colmare il vuoto lasciato a livello del suolo, surriscaldandosi a sua
volta. Il fenomeno si esaurì in tre ore, durante le quali si generarono venti diretti
verso il centro dell'immane fornace a velocità fino a 300 km/ora. Chi veniva
ghermito da questo vento non poteva opporre alcuna resistenza, ed era
scaraventato al centro della zona incendiata, a temperature che volatilizzavano
tutto.

"Le decine di migliaia di incendi si fusero in una sola gigantesca fiammata; dalla
periferia un vento artificiale, sempre più violento, puntò verso il centro,
infuocandosi e raggiungendo una velocità di 300 chilometri all'ora; chi si
trovava all'aperto, sparì trascinato nel cielo; a terra, intanto, tutto bruciava con
tale violenza che venne meno l'ossigeno necessario alla respirazione".

Dove il soffio rovente era solo di 300-400 gradi furono ritrovati poi cadaveri
carbonizzati ridotti a circa un metro di lunghezza. Via via che ci si allontanava
dall'inferno la temperatura scendeva sui cento gradi e il vento non era più in
grado di trascinare. Ma il calore eccessivo bruciava le vie respiratorie,
uccidendo per soffocamento chi non era già morto nei rifugi per la mancanza di
ossigeno causata dagli incendi. Infine, ci furono coloro che furono colpiti
direttamente dagli schizzi del fosforo delle bombe incendiarie: pattuglie di
soldati e poliziotti non poterono far altro che abbattere questi infelici per
limitarne le sofferenze.
Lo spostamento d'aria causato dalla corrente ascensionale fu di tale potenza da
far oscillare i bombardieri pesanti Lancaster ed Halifax che incrociavano a 5.000
metri di quota. Circa il 70% delle vittime di Amburgo furono causate dalla
tempesta di fuoco. Un orrore che sembrava giustificare il nome dato in codice al
bombardamento di Amburgo: operazione Gomorra.
Le bombe incendiarie potevano essere caricate a benzina, oppure a termite, un
composto di ossido di ferro e alluminio granulare, in grado di sviluppare un
calore che fonde il ferro, o infine di fosforo o di fosgene.
Lo sviluppo della tempesta di fuoco colse di sorpresa americani e britannici, ma
quando ne fu chiara la meccanica Sir Harris, il già citato comandante del
Bomber Command non si pose eccessivi problemi. Da tempo sosteneva la
necessità di portare la maggior distruzione possibile sul suolo tedesco, per
fiaccare la resistenza del popolo tedesco, oltre che per distruggere fabbriche ed
impianti militari, e quindi il risultato della tempesta di fuoco fu per lui solo
positivo. Il capolavoro di ipocrisia di questo alto ufficiale fu una dichiarazione
secondo la quale egli riconosceva e rispettava l'unica convenzione
internazionale in tema di guerra aerea, ossia quella stipulata dopo la Grande
Guerra, che vietava il lancio di ordigni a gas da aerei e dirigibili. In effetti, su
Amburgo non fu lanciato alcun gas tossico: che bisogno ce ne sarebbe stato,
lanciando già migliaia di tonnellate di esplosivi e di spezzoni incendiari?


Torniamo ora nel 1945; era il settimo anno in cui l'Europa era in guerra. Il mostro
nazista era ormai vacillante, e la già citata profezia del ministro tedesco
Speer, escludeva qualsiasi possibilità di vittoria e si limitava a calcolare il
tempo che restava alla Germania prima di soccombere. Nel giugno dell'anno
precedente la più grande operazione militare della Storia aveva visto gli alleati
prender terra in Normandia e da lì iniziare a smantellare le resistenze della
fortezza Europa. Da Est intanto le armate sovietiche andavano guadagnando
terreno ed erano a soli centosessanta chilometri dal centro della Germania.
Questo soprattutto terrorizzava le popolazioni tedesche, consce dei sentimenti
dei russi che avevano sperimentato i comportamenti delle SS in territorio
sovietico ed ora avanzavano in territorio tedesco con una sinistra scritta in
cirillico sui carri armati: Vendetta!
In questo quadro di sfacelo generale la Germania mostrava però ancora doti di
resistenza incredibile. Nel gennaio 1945 Goring riuscì ancora ad organizzare
l'operazione Grande Colpo, che distrusse 196 aerei anglo-americani e ne
danneggiò circa 400. bombardando campi di aviazione ormai stabilmente
occupati dalla aviazione inglese e americana in Francia, Belgio e Olanda. All'operazione
parteciparono 800 aerei tedeschi. Erano canti del cigno, come un canto del
cigno fu anche la controffensiva terrestre condotta dal generale von Rundstedt.
Ma erano comunque fatti d'armi che davano la sensazione agli alleati di una
guerra senza fine, dal finale scontato, ma che rischiava di essere ancora troppo
lontano.

In questo clima Dresda viveva in una specie di limbo. Non era mai stata toccata
seriamente dalla guerra, sia per la posizione geografica sia perché non aveva né
industrie né impianti militari rilevanti. Un solo bombardamento, nell'ottobre
dell'anno precedente, aveva causato poco più di 400 morti, una cifra quasi
irrisoria nella tragica contabilità bellica.
Nonostante l'affollamento di profughi Dresda riusciva ad avere
quantità di cibo abbastanza soddisfacenti. E molti profughi si dirigevano verso
quella città proprio perché era ormai convinzione generale che fosse il posto più
tranquillo in cui attendere la fine della guerra, nella speranza di veder arrivare gli
americani, o gli inglesi, o i canadesi, o gli australiani, o chiunque fosse, prima
dei temutissimi soldati sovietici. Circolava addirittura la voce, del tutto priva di
fondamento ma tanto bella da poterla credere vera, di un accordo segreto tra la
RAF e la Luftwaffe: gli inglesi si impegnavano a non bombardare Dresda, e i
tedeschi si impegnavano allo stesso modo per Oxford.
Del resto l'aviazione alleata continuava a martellare la Germania, nella quale
ormai 45 delle principali città erano praticamente distrutte, ma lo faceva con una
certa logica militare.
Dopo la prima fase delle incursioni vengono organizzate altre operazioni per
colpire le fabbriche di carburanti sintetici e le reti di trasporti. Gli obbiettivi
principali del gennaio 1945 furono le raffinerie di Dortmund, il centro ferroviario
di Vohwinkel, le industrie di Norimberga e Hannover.
A Dresda si poteva stare tranquilli, anche perché si diceva che gli americani, più sensibili
degli inglesi a considerazioni umanitarie non avrebbero mai accettato la
distruzione di una città d'arte amata in tutto il mondo. Come l'accordo segreto
tra RAF e Luftwaffe, anche questa era una voce tanto infondata quanto bella da
credere...

A Dresda si poteva quindi anche festeggiare il carnevale. Il 13 febbraio 1945 era
martedì grasso, e la sera il Circo Sarassini aveva dato uno spettacolo speciale,
al quale erano intervenuti anche tantissimi bambini, nei loro costumi
carnevaleschi. Purtroppo gli abitanti di Dresda non potevano sapere che il tempo delle
considerazioni umanitarie, ma anche di quelle logiche, era passato.

Diversi fattori concomitanti portarono al bombardamento della città capitale della
Sassonia.
La resistenza della Germania, che aveva dell'incredibile, unita alla lunghissima
durata della guerra, aveva di certo ormai portato ad una nausea psicologica
anche i militari e i politici più ligi alle regole minime da rispettare anche in
guerra. Ogni atto poteva essere buono per abbreviare la guerra, anche di un
solo giorno. Crediamo sia legittimo affermare che lunghi anni a contatto
continuo con morte e distruzione possano offuscare anche le menti più lucide. E
infatti, fin dall'estate dell'anno precedente inglesi e americani avevano elaborato il
piano Thunderclap (colpo di tuono), il cui scopo dichiarato era quello di portare
il massimo del caos in Germania, con bombardamenti indiscriminati sulle città,
in particolare approfittando dei problemi che già avevano le autorità tedesche
per controllare le fiumane di profughi da Est, creando nuovi e irresolubili
problemi di approvvigionamento e di ordine pubblico.
A questa visione distruttiva, sulla quale senza dubbio giocava il desiderio ormai
incontrollabile di farla finita, si aggiungeva un'esigenza di cinica politica di
potenza tra alleati. Inglesi e americani erano uniti in una innaturale alleanza con
i sovietici, e la diffidenza reciproca si palesava sempre di più, ora che l'Armata
Rossa avanzava sul territorio del Reich. I Russi dovevano vedere, bene e senza
equivoci, quale fosse la potenza militare occidentale: quello che oggi poteva
toccare a Berlino o a Dresda, domani poteva toccare a Mosca. Del resto i
sovietici avevano già manifestato la loro contrarietà agli attacchi aerei su quelle
zone della Germania che consideravano un loro territorio di caccia, e che
sarebbero infatti, dopo la guerra, divenute la Repubblica Democratica Tedesca.

In questo dialogo insensato tra nemici che erano alleati solo perché c'era un
nemico comune da distruggere, i cittadini di Dresda avrebbero presto pagato un
conto che non era di loro competenza, vittime di quel cinismo e di quella malattia che aveva preso ormai gli alleati, anch'essi contagiati, al pari dei tedeschi, da una troppo lunga consuetudine con la morte e la distruzione.
E l'avallo alla politica del massacro fu data dallo stesso primo ministro inglese
Churchill, in una nota scritta al ministro per l'Aviazione, Sir Archibald Sinclair.
Gli americani furono presto contagiati da questo clima, e l'Ottava Armata Aerea
americana bombardò a tappeto Berlino il 3 febbraio: 937 fortezze volanti,
scortate da 613 caccia, causarono 25.000 morti in una città dove c'era da
stupirsi che ci fossero ancora dei vivi da uccidere.

Dresda

Alle ore 22.08 di quel martedì grasso (13 febbraio 1945) le sirene di allarme aereo
vennero a interrompere i clown che si stavano esibendo nel carosello finale allo
spettacolo carnevalesco del Circo Sarassini. Gli spettatori si allontanarono in
ordine e quasi svogliatamente: era così ferma la convinzione che Dresda fosse
esente da pericoli, che tutti credevano ad un eccesso di zelo dei funzionari del
partito incaricati della protezione della città. Del resto, non c'era praticamente
contraerea a Dresda; gli ultimi cannoni da 88, il miglior pezzo di artiglieria
tedesco, erano stati trasferiti da diverse settimane a est, per essere usati in
funzione controcarro contro l'armata sovietica.
Ma non era un eccesso di zelo. Due soli minuti dopo il cielo incominciava ad
affollarsi: i primi quadrimotori Lancaster dell'83° squadriglia inglese lasciavano
cadere grappoli di bengala che illuminavano a giorno la città, poi seguirono
pochi Mosquitos, agili cacciabombardieri il cui compito era quello di individuare
con bombe segnaletiche rosse l'epicentro del bombardamento, lo stadio
sportivo. I Mosquitos fecero egregiamente il loro compito: nel centro esatto
dello stadio si levava ora una luminosissima colonna rossa. I bombardieri
avevano il loro bersaglio.
Dalle 22.13 alle 22.30 i Lancaster scaricano sulla città le terribili bombe
dirompenti da 1.800 e 3.600 libbre. Poi si allontanano in direzione di Strasburgo,
volando bassi per sfuggire ai radar tedeschi. I soccorsi iniziano ad affluire dalle
città vicine, mentre gli abitanti escono lentamente dai rifugi. Erano quello che
attendevano gli alleati: far uscire la gente, far arrivare i soccorsi, e tornare a
colpire.

La "Tecnica del massacro".
Ore 1.28 del 14 febbraio. La seconda ondata arriva, indisturbata come la prima.
Altri 529 Lancaster portano nelle stive 650.000 bombe: per lo più sono tutti
ordigni incendiari. E' l'inizio dell'inferno. Bombardando a destra e a sinistra delle
zone già colpite dal primo attacco gli inglesi riescono a provocare la tempesta di
fuoco. Dalle case già sventrate dalle bombe dirompenti viene aspirato ogni
oggetto e ogni persona che si trovi nel primo chilometro dall'immane incendio.
Si ripete Amburgo, ma questa volta scientificamente e con effetti enormemente
superiori. Il vento a 300 km/ora trascina nella fornace ogni cosa, persona,
animale. Persino vagoni ferroviari, distanti più di tre chilometri, vengono
rovesciati. Il pilota di un Lancaster rimasto indietro racconterà: "C'era un mare
di fuoco che secondo i miei calcoli copriva almeno un centinaio di chilometri
quadrati. Il calore era tale che si sentiva fin nella carlinga; eravamo come
soggiogati di fronte al terrificante incendio, pensando all'orrore che c'era là
sotto... "
Chi non ha il coraggio di uscire dai rifugi dopo il primo attacco, non per questo
si salva. Molti faranno la fine dei topi, soffocati nei rifugi, privi di ossigeno,
divorati dall'immane rogo.
Nell'anno precedente nei rifugi antiaerei di Dresda era stata presa la precauzione
di rendere abbattibile le pareti tra rifugio e rifugio, in modo da poter facilmente
creare una sorta di galleria sotterranea, che permetteva una via di fuga se lo
stabile sopra il rifugio in cui ci si trovava era crollato. Questa precauzione
sarebbe stata efficace con un bombardamento ordinario, ma all'inferno di fuoco
scatenato su Dresda non era opponibile nulla, se non il trovarsi a una distanza
sufficiente per non essere trascinato dal vento e divorato dalle fiamme, o per
non morire asfissiato per mancanza di ossigeno.
Il bagliore della colonna di fuoco di Dresda era visibile a oltre trecento
chilometri.
All'alba del 14 febbraio finalmente la tempesta di fuoco andava acquietandosi,
mentre una colonna di fumo alta oltre cinque chilometri sovrastava la città. I
sopravvissuti iniziavano ad aggirarsi inebetiti, ma il martirio non era ancora
finito. Gli americani non potevano essere da meno degli inglesi: alle ore 12 di
quel giorno 311 “Fortezze Volanti” B17 si presentarono nel cielo di Dresda,
sganciando altre 771 tonnellate di bombe. Il nodo ferroviario era l'obiettivo
ufficiale, ma di fatto il bombardamento fu eseguito a casaccio e causò pochi
danni, perché ormai era rimasto poco da distruggere.
In totale su Dresda erano state sganciate 2.702 tonnellate di bombe. Un
quantitativo non enorme, se confrontato con quello lanciato su altre città
tedesche. Ma la preferenza data alle bombe incendiarie, che rappresentarono
circa il 70% degli ordigni lanciati, causò la più spaventosa tragedia della guerra:
i morti accertati furono 135.000, ma il conto più accreditato fa salire a circa
200.000 il numero delle vittime. Bisogna tener conto del fatto che non era
possibile alcuna opera di identificazione per le vittime di molti rifugi antiaerei
che, per ragioni igieniche, furono spianati con le ruspe e ricoperti di calce e
cemento, così come non fu possibile accertare il numero preciso delle vittime
aspirate dalla tempesta di fuoco nella zona centrale dell'incendio, perché di loro
non restò assolutamente nulla. Nella zona intermedia, dove la temperatura
aveva raggiunto i livelli da forno (200 - 300 gradi) molti corpi si erano fusi con
l'asfalto delle strade. Dresda era anche sovrappopolata per il grande afflusso di
profughi, moltissimi dei quali non ancora censiti.
Gli incendi proseguirono per altri cinque giorni, poi si spensero da soli. Non
esisteva la possibilità di fare alcuna opera di spegnimento, essendo distrutte le
reti idriche e quelle elettriche.
Per tre giorni le autorità chiusero il centro di Dresda e bruciarono i cadaveri che
ancora non erano stati sepolti o interrati con calce e cemento. Il rischio di
epidemie era troppo grande per dare spazio alla pietà per i defunti.
Questo fu Dresda: un orribile massacro, che non trovò alcuna giustificazione dal
punto di vista militare. Fu il macabro record di disumanità, non eguagliato
neanche dai bombardamenti atomici sul Giappone, che causarono "solo"
150.000 morti.
Con la follia nazista il mondo conobbe senza dubbio le mostruosità più atroci, e
tutt'oggi ci interroghiamo per capire, se mai lo capiremo, fino a quali abissi può
arrivare l'uomo.
Ma se l'abisso della crudeltà ci spaventa, non meno quello dell'ipocrisia ci lascia
sgomenti.
Quando nell'ottobre del 46 la Corte Internazionale di Norimberga giudicò i
caporioni nazisti colpevoli di crimini contro l'umanità, su quei giudici
aleggiavano dei fantasmi: Erano le centinaia di migliaia di morti innocenti, che
chiedevano una Giustizia che, evidentemente, non è di questo mondo.



… pochissimi conoscono queste tristi realtà ormai dimenticate e che ai nostri giorni paiono storie di romanzi di fantasia …


Ci siamo abituati alla finzione, ai film d’orrore e sangue con l’alibi del “tanto non è vero” così leggendo questi fatti di 60 anni fa da quasi fastidio leggerne la cronaca, eppure a Dresda ci sono stato e come Norimberga è una città di cemento, costruita in fretta nell’immediato dopo guerra, quasi brutta da apparire sinistra, qualcosa l’ha resa grigia, fredda, irreale.

… è così che ricordo queste due città e quando le visitai non sapevo nulla dei loro trascorsi sotto le bombe alleate ….



…da osservazioni personali .


Archivio N° 168

2010

.


Ultima modifica di Sven Hassel il Lun 17 Ott 2016 - 20:35, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Dresda Story ..........   Lun 17 Ott 2016 - 16:01

Letto tutto d'un fiato.

Complimenti.

I carnefici non hanno divisa. Non hanno colore. Sono carnefici.
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MessaggioTitolo: Re: Dresda Story ..........   Lun 17 Ott 2016 - 16:23

.

... i cosidetti "liberatori" settant'anni dopo appaiono sotto una luce molto differente da come sono stati dipinti ...

Il sionismo americano, a braccetto con il colonialismo inglese, ha voluto infliggere alla Germania un colpo mortale a spese di civili inermi con la tipica brutalità storica giudea.

... il popolo prediletto, dal loro dio, settant'anni dopo continua la sua folle ideologia di conquistare il mondo ...

lol! ola met5

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MessaggioTitolo: Re: Dresda Story ..........   Lun 17 Ott 2016 - 18:28

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study

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MessaggioTitolo: Re: Dresda Story ..........   Lun 17 Ott 2016 - 18:58

Purtroppo la storia la scrivono i vincitori.

La Shoa non giustifica questo.

Anzi quando lo hanno perpetrato neanche sapevano dei campi di sterminio.

AH ne ha gasati 5 milioni
JS ne ha assiderati 20

Ma che razza siamo Dante?
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MessaggioTitolo: Re: Dresda Story ..........   Lun 17 Ott 2016 - 20:20

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Anzi quando lo hanno perpetrato neanche sapevano dei campi di sterminio.

... quindi, ancora peggio!

Ma che razza siamo Dante?


... dalla più pericolosa dell'universo, di cui siamo figli!



.
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MessaggioTitolo: Re: Dresda Story ..........   Lun 17 Ott 2016 - 21:30

Pergamon

Berlino

Stupendo. Visto qualche primavera fà
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MessaggioTitolo: Re: Dresda Story ..........   Lun 17 Ott 2016 - 22:18

met5 ha scritto:
Pergamon

Berlino

Stupendo. Visto qualche primavera fà

... si chiamava Nimrod figlio dell'acqua ..... la moglie Semiramide nata dal ramo divino... con un figlio di nome Tammuz figlio della vegetazione ...

Enki ed Enlil non dicono niente??

.Shammuramat ci mise la scienza "leggi clonazione" e fu fatta la razza maledetta.

.
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Dresda Story ..........
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